Utilizzo dei simboli ARASAAC a scuola per favorire la partecipazione di bambini stranieri di recente immigrazione

Traduzione del titolo dell'articolo in simboli

Da qualche anno svolgo laboratori di neuropsicomotricità a carattere educativo e preventivo in alcune scuole dell’infanzia e primarie di Prato, dove esiste un’alta percentuale di alunni stranieri (oltre il 25%, per la maggior parte cinesi). Ho avuto così modo di osservare come i bambini stranieri di recente immigrazione, cioè arrivati da poco in Italia ed inseriti a scuola senza conoscere la lingua italiana, si ritrovino ad avere una partecipazione limitata alla vita scolastica, rimanendo spesso isolati e riuscendo solo in alcuni casi a comunicare ed interagire con gli altri, attraverso modalità simboliche quali gesti, vocalizzi, espressioni del viso e linguaggio del corpo.

Partendo da questa osservazione e considerando che è stato più volte dimostrato che l’uso delle tecniche di CAA favorisce la produzione del linguaggio orale e che l’utilizzo di immagini facilita la comprensione del linguaggio sostenendo l’apprendimento, ho voluto sperimentare l’utilizzo del sistema simbolico grafico ARASAAC nei gruppi classe dove sono presenti alunni stranieri.
Scopo generale del progetto è stato verificare se, attraverso la “manipolazione” dei simboli grafici e l’utilizzo di strumenti e materiale con essi creati, questi bambini potessero migliorare l’interazione con gli altri e la loro partecipazione alla vita scolastica, nonché l’acquisizione dell’italiano come lingua seconda.
La scelta del sistema simbolico ARASAAC è motivata dal fatto che i simboli sono liberamente scaricabili, di stile non marcatamente anglosassone, continuamente aggiornati ed arricchiti.

Sono state prese in considerazione due classi prime della scuola primaria “Fabrizio De André” di Prato, con un totale di 52 alunni, di cui 13 stranieri (9 di recente immigrazione). All’inizio e alla fine del progetto sono state raccolte informazioni riguardo i bambini stranieri, attraverso un questionario compilato con l’aiuto delle insegnanti.

Nella fase di osservazione, sia all’inizio che alla fine del progetto, si è fatto inoltre riferimento al modello di analisi e di intervento articolato in tre livelli concentrici proposto dal gruppo di lavoro interdisciplinare di “Visual for all” (visualforall.com, sito web che documenta percorsi per il potenziamento della comunicazione visiva secondo l’approccio metodologico di Ricerca Azione Partecipativa). Tale articolazione integra e rielabora i modelli di analisi rilevabili nel “Social Networks” di Blackstone S. e Hunt M. (Omega Edizioni,Torino, 2012), nonché nella struttura del setting relazionale così come proposto da Rezzara e Cerioli (“La consulenza clinica a scuola”, Franco Angeli, Milano, 2004).

Complessivamente, all’inizio, è emerso che gli alunni non italofoni mostrano una scarsa partecipazione alle attività scolastiche, con tendenza ad eseguire ciò che viene proposto senza comprenderne il significato. Inoltre manifestano disorientamento rispetto alla programmazione delle attività scolastiche giornaliere. Alcuni di loro comunicano un bisogno primario utilizzando prevalentemente il canale gestuale e spesso le possibilità comunicative si riducono ulteriormente a causa della tendenza dei partner (pari/insegnanti) ad interpretare ed anticipare verbalmente bisogni e desideri. Molti restano per la maggior parte del tempo in disparte, senza fare alcun tentativo di interazione e di richiesta.

Pertanto ho proceduto supportando le insegnanti nel creare opportunità di comunicazione significative e adattando gli ambienti.
Ho iniziato con l’incremento dell’etichettatura dei vari spazi della scuola e creato una segnaletica scolastica.

Durante la giornata scolastica, sono state proposte attività in classe e nello spazio adibito al laboratorio di neuropsicomotricità, sono stati creati strumenti con utilizzo dei simboli ARASAAC e sono stati messi a disposizione dei bambini stranieri, delle insegnanti e di tutta la classe. L’intero percorso è durato circa un mese e mezzo.

agenda

Agenda visiva

Per le attività in classe ho creato agende visive con la programmazione delle attività, cartelloni delle regole, un momento ludico-didattico (“Indovina il blocco”) con l’utilizzo dei blocchi logici e dei simboli ARASAAC per formulare domande sulle diverse caratteristiche degli stessi.

 

Cartellone delle regole

Cartellone delle regole

Gioco "Indovina il blocco"

Gioco “Indovina il blocco”

Ho inoltre costruito per i bambini e le insegnanti piccoli quaderni di comunicazione, al fine di facilitare la richiesta di un bisogno e l’espressione di un disagio, oppure la richiesta di una consegna.

Quaderno delle insegnanti

Quaderno delle insegnanti

Quaderno dei bambini

Quaderno dei bambini

Quaderno dei bambini

Quaderno dei bambini

Le attività nella piccola palestra (“Caccia al tesoro”, “Gioco dell’oca”, fiaba motoria) sono state condotte con una frequenza di un incontro a settimana per sei settimane; ciascuna attività è stata proposta singolarmente due volte durante l’intero percorso.

Tabellone gioco dell'oca

Tabellone gioco dell’oca

Tessere per caccia al tesoro

Tessere per caccia al tesoro

La compilazione finale dei questionari ha permesso di rilevare un effettivo aumento della partecipazione alla vita della scuola da parte degli alunni stranieri non italofoni e una maggiore facilità nell’interazione con i compagni e le insegnanti grazie all’utilizzo dei quaderni di comunicazione. Anche l’acquisizione dell’italiano L2 sembra aver avuto vantaggi, sia rispetto alla comprensione verbale che alla produzione.
La costruzione e l’uso dei quaderni di comunicazione, al di là dell’innegabile efficacia, assumono poi una funzione “affettiva” importantissima: i bambini li percepiscono come una cosa loro, per loro preparata, che dà importanza e considerazione alla loro posizione nella classe e nei rapporti con le insegnanti.
La proposta degli strumenti della CAA può quindi costituire una “buona pratica”, facilmente ripetibile ed esportabile, utile alla comunicazione iniziale con alunni stranieri che rischiano altrimenti di sentirsi isolati e disorientatati.

Ulteriori applicazioni di tali strumenti possono essere la creazione di una modulistica per favorire la comunicazione scuola-famiglia e di quaderni delle comunicazioni già pronti per migliorare l’accoglienza nei casi di inserimento improvviso di alunni stranieri.


 

Autrice: Stefania D’Amico

Sito: http://www.centroarcoiris.it/

Neuropsicomotricista, specialista in CAA (Comunicazione Aumentativa Alternativa), applicatore metodo Feuerstein.

Svolge attività come libero professionista presso il Centro Arcoiris di Prato, si occupa di prevenzione e trattamento dei ritardi e dei disturbi di sviluppo nelle aree della neuro-psicomotricità, neuropsicologia e psicopatologia dello sviluppo.

Collabora nei progetti di integrazione scolastica e svolge laboratori di psicomotricità a carattere educativo e preventivo nei nidi, nella scuola dell’infanzia e nella scuola primaria.

Collabora in attività di ricerca e di studio sulla CAA con la dott.ssa E. Brancaccio.

E’ socia ordinaria dell’AITNE, Associazione Italiana Terapisti della Neuro e Psicomotricità dell’ Età Evolutiva.

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