Trasporre un testo in simboli

Tra le domande che più frequentemente arrivano a questo blog, c’è quella relativa agli strumenti per “tradurre” un testo in simboli.

La risposta al quesito richiede qualche precisazione prima di parlare di strumenti, dato che avere una penna non implica automaticamente il fatto di saperla usare per scrivere (giusto per rimanere nella metafora della letto-scrittura).

In primo luogo, occorre acquisire la consapevolezza che si sta effettuando il trasferimento di un insieme di significati da un codice all’altro (verbale -> iconico), a differenza di quello che succede quando di traduce un testo in una lingua diversa, in cui si rimane nell’alveo del codice verbale. Non può esistere nessun simbolo univocamente associato a una sola parola. Anche i cosiddetti simboli “trasparenti” (quelli cioè che possono essere adeguatamente interpretati da persone che non parlano la stessa lingua) possono essere associati a sinonimi diversi.

Il simbolo di “bere” è un simbolo trasparente perché tutti possono riconoscere l’azione raffigurata ma la sua etichetta verbale può essere rappresentata da uno dei sinonimi del verbo come dissetarsi, sorbire, sorseggiare, ecc.

Altra criticità da affrontare è quella di semplificare e riorganizzare il testo verbale prima di crearne una versione in simboli, in maniera tale da alleggerirlo di tutte quelle complessità (pronomi, tempi complessi, periodi troppo lunghi, lessico specialistico, metafore e così via) di cui noi parlanti non siamo sempre consapevoli. Un buon suggerimento è quello di rifarsi ai criteri di scrittura controllata che potete visualizzare in questa mappa online.

Ultimo suggerimento (ma non per importanza) è quello di decidere come aggregare/separare gli elementi della frase, in maniera da mantenere questa scelta in tutto il testo. La frase “Il ragazzo culla il bambino” può, per esempio, essere resa con uno, tre o cinque simboli, come si può vedere nell’immagine sottostante.

Versioni in simboli della frase resa con un unico pittogramma (olofrase), con tre pittogrammi (divisione per sintagmi) e con cinque pittogrammi (tanti quanti sono tutti gli elementi che compongono la frase).

Una volta fatta questa introduzione, vado a segnalarvi uno dei software che potete utilizzare per i vostri testi in CAA, che appartiene al progetto ARASAAC (come i simboli che ho utilizzato).

Il software in questione è AraWord, liberamente scaricabile, i cui tutorial potete trovare nella sezione dedicata di Aula abierta. Il sito è in spagnolo ma, utilizzando Google Translate, avrete una traduzione in italiano più che accettabile.

Per quanto riguarda i video, basta che voi attiviate i sottotitoli in italiano, come mostrato dalle immagini sotto.

Spero di esservi stata utile 🙂

Buon lavoro!

Maria Grazia Fiore

Proposta integrazione e uso pittogrammi ARASAAC: gli articoli determinativi e indeterminativi

Nella collezione ARASAAC, gli articoli determinativi e indeterminativi non sono differenziati per genere.

Per contribuire alla completezza del sistema simbolico e a eventuali necessità derivanti dall’apprendimento della lettoscrittura, abbiamo realizzato i simboli mancanti utilizzando le stesse convenzioni stabilite da ARASAAC. Abbiamo inoltre evidenziato la possibilità di differenziare (sfruttando le peculiarità della lingua spagnola) il partitivo plurale dalla preposizione articolata “dei/delle”).

Maria Grazia Fiore

Pittogrammi ARASAAC: appunti sull’uso degli articoli indeterminativi

Nella nostra proposta di integrazione, abbiamo utilizzato il simbolo degli articoli indeterminativi spagnoli uno/unos per ricavare il femminile plurale che, in italiano, non esiste.

Simboli ARASAAC per gli articoli determinativi e indeterminativi

Simboli ARASAAC per gli articoli determinativi e indeterminativi

Nuovi simboli per gli articoli di genere femminile

Nuovi simboli per gli articoli di genere femminile

L’utilizzo di tali simboli deve però tenere conto di quello che, in italiano, viene fatto delle forme articolate della preposizione “di”,

usate anche con valore di articolo partitivo, per indicare una parte, una quantità indeterminata di qualcosa… [fonte]

In italiano (come in spagnolo)

l’articolo indeterminativo si usa per introdurre nel discorso qualcuno o qualcosa di nuovo, di cui non si è parlato in precedenza, o per nominare qualcuno o qualcosa in modo generico, indefinito.

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Proposta integrazione pittogrammi ARASAAC: gli articoli di genere femminile

Nella collezione ARASAAC, gli articoli determinativi e indeterminativi non sono differenziati per genere. La scelta di esplicitare l’articolo o meno nella strutturazione della frase in simboli dipende da una serie di variabili che attengono, in primo luogo, alle caratteristiche e ai bisogni di chi li utilizza per comunicare e, di conseguenza, alle caratteristiche dell’intervento di CAA  per “quella” persona (sull’argomento, leggi anche qui).

Per contribuire alla completezza del sistema simbolico e a eventuali necessità derivanti dall’apprendimento della lettoscrittura, abbiamo realizzato i simboli mancanti utilizzando le stesse convenzioni stabilite da ARASAAC per i quattro simboli esistenti, invertendo il contrasto bianco/nero per differenziare il genere. A tale proposito, sottolineiamo che lo spagnolo (a differenza dell’italiano) prevede il plurale dell’articolo indeterminativo “unos/unas” ed è dal suo simbolo (reperibile nella versione spagnola) che siamo partiti per ricavare il partitivo femminile.

Simboli ARASAAC per gli articoli determinativi e indeterminativi

 

Nuovi simboli per gli articoli di genere femminile

I nuovi simboli sono scaricabili da qui [formato .zip – si apre in una nuova pagina] e possono essere inclusi nel software Araword [qui la versione italiana del manuale di installazione e utilizzo in formato pdf] attraverso “Gestione risorse”->”Aggiungi immagine”.

Maria Grazia Fiore