Dai supporti visivi alla CAA: quando un’immagine non vale l’altra

I simboli pittografici utilizzati sono di proprietà del governo di Aragona e sono stati creati da Sergio Palao per ARASAAC (http://www.arasaac.org), che li distribuisce sotto Licenza Creative Commons BY-NC-SA. 

Mai come questi anni si è assistito, in Italia, a una proliferazione di corsi, materiali didattici e libri in cui l’acronimo CAA (Comunicazione Aumentativa Alternativa) spunta fuori in maniera generica, interpretato spesso come sinonimo di “traduzione” in immagini del linguaggio scritto (più che di quello parlato) e dimenticando che il fine principale della CAA è in primo luogo quello di far partecipare attivamente la persona con Bisogni Comunicativi Complessi alle interazioni sociali dell’ambiente di vita.

La diffusione dell’utilizzo di sistemi simbolici nati per la CAA nella didattica (spesso senza la consapevolezza di cosa sia la CAA e cosa distingue un sistema simbolico da un insieme di immagini scelte senza criteri specifici), ha fatto sì che non ci sia neanche consapevolezza della differenza che c’è quando si utilizzano i simboli come supporto visivo per aiutare la comprensione in chi ha comunque capacità di parola (e quindi come mediatore didattico iconico) e quando li si utilizzano prima come mediatore comunicativo e poi come mediatore didattico (per chi non parla).

Se volete approfondire l’argomento, vi rimando a questo post scritto nel 2022 in concomitanza alla pubblicazione di Grammatica Visionaria. Buona lettura!

Maria Grazia Fiore

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