Vedere, sapere, riconoscere. Operare con le caratteristiche fisiche attraverso i simboli in CAA

Capita spesso, scorrendo i social, di imbattermi in schede didattiche condivise da insegnanti, alcune delle quali mi spingono a chiedermi quali obiettivi di apprendimento ci si ponga davvero con certi esercizi apparentemente “innocui” e, soprattutto, quali pre-requisiti si diano per scontati.

Prendiamo un esempio molto frequente: una scheda in cui si richiede di mettere in ordine, dal più grande al più piccolo, alcuni animali disegnati, magari con un tratto che li avvicina molto ai cartoni animati (es. un uccello, un elefante, una formica e un cane).

rappresentazione con tratto fumettistico di un uccello, un elefante, una formica e un cane
Immagine realizzata con chatGPT-5

Tutti i disegni, però, hanno la stessa grandezza grafica e quindi non forniscono alcun indizio visivo reale sulle dimensioni dei soggetti rappresentati. Di conseguenza, chi esegue il compito, deve richiamare alla mente l’immagine mentale di ciascun animale, confrontarla alle altre (usando implicitamente una “scala di riduzione” cognitiva come quella delle mappe geografiche) e decidere in quale ordine disporle. Tutto avviene sul piano mentale, non percettivo.

In pratica, l’esercizio funziona solo se si possiede un’esperienza pregressa di quegli animali “dal vero” o attraverso immagini realistiche. Se quell’esperienza manca, il compito si riduce a un gioco di nomi, non di concetti.

Lo stesso rischio si presenta nella Comunicazione Aumentativa e Alternativa (CAA), quando si propongono confronti come “più grande / più piccolo” attraverso simboli grafici.
All’interno del sistema simbolico, un quaderno e un post-it hanno più o meno la stessa dimensione: il concetto di grandezza non è rappresentato percettivamente, ma va costruito cognitivamente.

quaderno
Fonte: Arasaac.org
post-it
Fonte: Arasaac.org

Ecco perché, prima di chiedere confronti che riguardano proprietà fisiche degli oggetti o delle persone, è fondamentale verificare che ci sia stata un’esperienza diretta: toccare, sovrapporre, confrontare, osservare…

Solo così i simboli trovano un ancoraggio reale, e la rappresentazione non si limita a “nominare”, ma diventa conoscenza incarnata (citando a braccio il principio dell’embodied cognition, per cui la conoscenza è ancorata all’esperienza corporea).

Pensare che si possano affrontare concetti “fisici” sulla carta, solo attraverso immagini o parole, significa confondere la rappresentazione del concetto con il concetto stesso: si potrà rappresentare il calore in mille modi diversi, il freddo altrettanto, ma la distinzione tra le due sensazioni può avvenire solo sperimentando sensorialmente l’uno e l’altro.

Maria Grazia Fiore

Le ruote del tempo

Ho appena terminato la traduzione in italiano di una serie di supporti visivi da utilizzare per l’insegnamento-apprendimento della ciclicità del tempo, realizzati da Alicia Lòpez Romero e presenti sul portale ARASAAC. La traduzione è stata un po’ laboriosa in quanto ho dovuto rifare ex novo i supporti visivi seguendo il modello proposto ma ritengo ne sia valsa la pena.

Il tempo è un concetto difficile da apprendere, che si acquisisce attraverso la ripetizione. Queste ruote da manipolare, se utilizzate ogni giorno, aiutano gli alunni a conoscere i concetti temporali, la loro durata e il loro carattere ciclico.

La versione originale e l’adattamento in italiano li trovate a questo link, tra i materiali ARASAAC.

Per utilizzare queste ruote, suggerisco di attaccarle su un pannello accanto all’agenda visiva (se la usate), in modo da poter essere “manipolate” per rimanere sempre aggiornati sulla stagione, sul mese e sui giorni della settimana. Parimenti, possono essere anche utilizzate in maniera libera per specifiche attività ma, come ribadito anche dall’autrice, è la costanza nell’utilizzo che poi permette l’interiorizzazione della ciclicità.

Ulteriori indicazioni le potete trovare nelle prime pagine del documento.

Labirinti per lo sviluppo cognitivo e motorio

In questi tempi di avvio dell’anno scolastico, può essere utile avere a disposizione del materiale di lavoro che aiuti a riprendere il ritmo facendo attività piacevoli.

Per questo ho tradotto in italiano i labirinti prodotti da Miguel Ángel D’Acosta Balbín e pubblicati sul portale ARASAAC.

La realizzazione di labirinti non rappresenta solo un gioco, ma un’attività che stimola diverse capacità:

Attenzione e concentrazione: il bambino deve mantenersi focalizzato sul compito per identificare il percorso corretto.

Coordinazione visuomotoria (occhio–mano): seguendo il tracciato, si rinforza la precisione del movimento in relazione a ciò che si vede.

Percezione visiva e orientamento spaziale: si esercita la discriminazione di traiettorie, curve e direzioni.

Controllo dell’impulsività e autocontrollo: i labirinti richiedono pianificazione ed evitano errori affrettati.

Risoluzione di problemi e pensiero logico: ogni percorso implica prendere decisioni e valutare opzioni.

Motivazione intrinseca: la componente ludica (coniglio–carota, cane–osso, leone–tana) favorisce la persistenza e l’interesse per il compito.

Nel complesso, questa attività contribuisce allo sviluppo delle funzioni esecutive, rafforzando al tempo stesso aspetti motori fini e cognitivi fondamentali per l’apprendimento scolastico.

Nella versione italiana, ho trasformato la frase verbale in una striscia di simboli che agevola lo svolgimento dell’attività.

Spero vi sia utile 🙂

La funzione degli articoli nella lingua parlata

Quando si parla di Bisogni Comunicativi Complessi (quelli delle persone che senza CAA non possono comunicare, per intenderci), l’insegnamento della lettoscrittura e/o di specifiche regole grammaticali andrebbe rapportato sempre e costantemente all’ambiente linguistico in cui quella persona cresce e vive.

Nel post precedente ho parlato delle modifiche arbitrarie che si possono apportare ai simboli degli articoli per metterne in luce gli aspetti morfosintattici ma questo problema dovrebbe essere successivo a quello di aver utilizzato in modo funzionale gli articoli nel parlato.

Nella lingua italiana, gli articoli nascono dalle modifiche del latino parlato della tarda età imperiale, sostanzialmente per indicare se ciò di cui si parlava era conosciuto/citato nel discorso (articoli determinativi) o se lo si introduceva per la prima volta e/o lo si indicava in maniera indefinita come qualità/quantità (articoli indeterminativi).

Prima di occuparsi di insegnare a distinguere il genere di un articolo (obiettivo irraggiungibile e sostanzialmente inutile lì dove la comunicazione è nucleare e magari si fonda su pochi simboli con significato olofrastico), occorrerebbe partire da attività pratiche finalizzate a distinguere la richiesta di un oggetto specifico o di un oggetto qualsiasi appartenente a una certa categoria (giusto per fare un esempio).

Ai fini comunicativi (che sono quelli primari in CAA) è più importante riuscire a specificare la propria richiesta che fare l’analisi grammaticale!

A questo bisogna aggiungere che:

  • la potenziale evoluzione verso l’acquisizione della capacità di riconoscere e distinguere gli articoli secondo numero e genere implica una capacità di riconoscimento fonetico che non tutti possono raggiungere;
  • il genere grammaticale non corrisponde al genere naturale (se un primo livello di distinzione concreta e raggiungibile è quello tra uomini e donne, ben diverso è distinguere per genere grammaticale una matita da un temperino);
  • l’apprendimento grammaticale, quando possibile, deve essere supportato da modelli linguistici coerenti in tutti gli ambienti di vita. Usiamo gli articoli quando parliamo con quella persona? Come li usiamo? L’ambiente familiare usa un italiano formale o le comunicazioni risentono di forme dialettali? In estrema sintesi: in che ambiente linguistico è “immersa” la persona con BCC?

Ho voluto riportare queste osservazioni essenziali come fonte di riflessione sulla funzionalità di ciò che si propone in ambito didattico (che mi pare stia subendo una deriva da “libro di testo” e da “programma” grazie all’illusione che la sola mediazione simbolica basti all’apprendimento).

Non è che se ci rivolgiamo abitualmente a qualcuno con frasi nucleari, magari omettendo gli articoli (“Dammi palla! Palla! Vedi? Palla!), poi lo facciamo sedere a tavolino per inserirgli gli articoli “sulla carta”!

Insegnare a leggere e a scrivere è lo strumento più potente che possiamo dare a una persona con Bisogni Comunicativi Complessi ma è un obiettivo non scontato e non raggiungibile da tutti, anche a causa dell’impreparazione della scuola (e non solo…) in tal senso.

Il punto di partenza non può essere che imparare a comunicare con quella persona, capire come comunica e usare i suoi stessi strumenti per ampliare le sue possibilità comunicative. Noi “parlanti” dobbiamo in primo luogo riconoscere e accettare modalità comunicative “altre” con lo stesso rispetto con cui ci rapportiamo ad altri “parlanti”.

Il modo in cui penso e rispondo naturalmente alle cose sembra e viene percepito come così diverso dei concetti o persino della prospettiva standard che certa gente non lo considera affatto come un pensiero ma è, a tutti gli effetti, un modo di pensare.
Però il pensiero delle persone come me viene soltanto preso sul serio se impariamo la vostra lingua a prescindere del nostro modo precedente di pensare e interagire… (Amanda Baggs)

Maria Grazia Fiore

Articoli maschili e femminili in simboli CAA: quanta confusione!

Sempre più di frequente, mi capita di imbattermi in testi codificati in simboli ARASAAC in cui compare un adattamento degli articoli mutuato a sua volta da un adattamento dei simboli Widgit, definito dal modello di testi in simboli CAA definito IN-Book.

esempio di modifica secondo il modello IN-BOOK

Questo modello ricodifica il testo parola per parola, inclusi i tempi composti (esempio: “ho mangiato” viene ricodificato con due simboli che rappresentano il verbo avere e il verbo mangiare). Ogni elemento della frase corrisponde a un simbolo Widgit che è stato arricchito di una serie di elementi aggiuntivi per indicare il genere, il numero, i tempi verbali. Per la distinzione del genere, agli articoli vengono aggiunti i simboli di Marte e di Venere (questo è il loro nome) in basso a destra.

simboli maschile e femminile

La citazione del modello IN-BOOK è doverosa in quanto anche i simboli Widgit non prevedono questa distinzione nella collezione originale, così come non la prevede ARASAAC. Tale mancanza, nel 2015, mi aveva spinto a cercare una proposta di modifica dei pittogrammi ARASAAC in tal senso, che fosse coerente con lo stile del sistema simbolico e che non andasse ad “appesantire” il simbolo con ulteriori elementi grafici.

Nel “Contributo ISAAC alla Conferenza di consenso su ‘Traduzione in simboli dei libri illustrati per bambini'” [pdf], da cui è scaturito il modello di libri di cui sopra e del cui comitato scientifico ho fatto parte, si legge:

L’estensiva visualizzazione di morfologia e sintassi nella simbologia grafica, prescindendo dalle epoche e dai passaggi di questa dinamica di formazione del linguaggio suscita più d’una perplessità.

Il mio consiglio è dunque quello di chiedervi sempre se una certa modifica ai simboli (a qualunque collezione appartengano) è necessaria e utile al destinatario del testo in simboli e considerare che ogni personalizzazione di questo tipo (che non troverete nei sistemi simbolici originali), richiederà poi l’aggiornamento anche dei software per comunicare e scrivere che usa la persona con BCC.

mente piena di immagini

Incroci inclusivi: insegnare con la CAA

Nell’ambito del Festival della formazione DeA Scuola, La scuola è, venerdì prossimo 8 aprile, dalle ore 17.00 alle ore 18.30, ci sarà il webinar “Incroci inclusivi: insegnare con la CAA”, in cui presenterò criteri e “visioni” che hanno dato vita al libro di testo Grammatica Visionaria, sussidio didattico in CAA realizzato con i pittogrammi ARASAAC.

copertina dello specimen di Grammatica Visionaria

Il libro (guida+testo docente) verrà fornito gratuitamente a tutti gli studenti con disabilità delle classi di scuola secondaria di I grado che avranno adottato una grammatica edita da DeA Scuola e che ne faranno richiesta alla casa editrice.

Considerato l’interesse trasversale riscosso da questo webinar (grazie!), ho chiesto e ottenuto che la partecipazione fosse aperta a tutti i docenti di ogni ordine e grado, oltre che a chi docente non è, ma lavora con la CAA o vuole capirne di più.

Se volete partecipare, siete ancora in tempo. Il link per iscriversi è il seguente: https://festival.deascuola.it/evento/incroci-inclusivi-insegnare-con-la-caa/

Ci vediamo venerdì!

mgf

Tabelle di comunicazione italiano-ucraino in simboli ARASAAC

Tabella di comunicazione italiano-ucraino in simboli ARASAAC

ISAAC International ha creato sul proprio sito una pagina con risorse di supporto CAA per le persone colpite dalla situazione in Ucraina, in varie lingue e con diversi sistemi simbolici.

In italiano, sono disponibili tabelle di comunicazione per bisogni immediati, necessità mediche e vestiario con simboli ARASAAC, disponibili in questa cartella.

Consiglio di esplorare anche gli altri materiali in altre lingue e simboli, che possono avere anche altri strumenti utili come la spelling board, disponibile all’ultima pagina di questo documento.

Dizionario in immagini. La classe.

Copertina del dizionario

In aggiunta ai dizionari italiano-ucraino precedentemente pubblicati, qui di seguito i link anche a quello tradotto in italiano e a quello originale in spagnolo. Rispetto a quest’ultimo, nei primi due è stata aggiunta una pagina con materiali e oggetti per gli studenti più grandi.

Qui di seguito, invece, potete trovare i link a una selezione di risorse visive sul materiale scolastico disponibili su Soyvisual, per ulteriori necessità didattiche e comunicative.

Vai alle foto: https://tinyurl.com/vhbje24c

Vai alle scene a scuola: https://tinyurl.com/9xawy5w2

Dizionario per immagini. Bagno.

Copertina traduzione italiana

Ai seguenti link, potrete trovare la versione in italiano e spagnolo e la nuova in italiano-ucraino:

Dizionario in immagini. I giocattoli.

Coerentemente al post pubblicato ieri, comincio a dare il mio contributo per accogliere i bambini ucraini che non parlano la nostra lingua.

Anche se potrà sembrare l’ultimo dei problemi, ho pensato di avventurarmi in una traduzione in ucraino del dizionario in immagini sui giocattoli che avevo già tradotto in italiano, perché sono un argomento importante di cui parlare con i bambini, più o meno piccoli.

Vi metto qui a disposizione le due traduzioni del documento pubblicato su Soyvisual, oltre che ovviamente il link alla versione originale spagnola.

Lascio a voi la diffusione ma soprattutto l’utilizzo!

Maria Grazia Fiore